PERCHE' I MEDIA IGNORANO L'IMPATTO DELL'INCREMENTO DELLA POPOLAZIONE ? di Maria Luisa Cohen da "Assisi Nature Council" Comunicazione e informazione sono i mezzi più efficienti di conquista per il consenso nella società, come confermato anche da un recente libretto dell’autore americano Gore Vidal intitolato “Se controlli i media è fatta”. La maniera come sono formulate le notizie offre al pubblico il segnale d’interpretazione delle stesse. In questo articolo mi riferirò al trattamento dei media e delle agenzie politiche sul tema della popolazione. Si può tracciare un parallelo tra le informazioni che il pubblico riceve riguardo alle crisi ambientali, soggetto oggigiorno di scrutinio da parte di politici, scienziati e media, e la corrispondente disinformazione sulla connessione tra il fattore popolazione e le crisi ambientali. Esistono individui, organizzazioni, libri e articoli che contribuiscono alla comprensione di questa connessione, ma sono stati ignorati per decenni. Le voci che ci avvertono del pericolo a venire sono tacitati da schiere d’ottimisti, che hanno il vantaggio di dire ciò che la gente preferisce credere. Tutto ciò che era facilmente prevedibile è stato già previsto, da Mark Twain ad Aldous Huxley, il quale ha trovato anche il colpevole nella figura degli scienziati, che ad un certo punto dimenticarono d’essere uomini e divennero specialisti. Lo specialista è generalmente colui che si disinteressa dei risultati a lungo termine di ciò che eventualmente scopre. Huxley aveva delle idee chiare sulle conseguenze dell’intervento della tecnologia, proterva alleata degli aiuti umanitari: “Satana sapeva che nutrire significa procreare. … Nei vecchi tempi quando la gente faceva l´amore, si limitata ad accrescere l´indice di mortalità infantile e a deludere l´attesa di una vita nuova. Ma dopo l´arrivo delle navi, cariche di viveri tutto cambiò. La copulazione si risolveva in popolazione….Sì Satana aveva previsto tutto: il passaggio dalla fame ai viveri importati, dai viveri importati all’incremento demografico, dall’incremento demografico di nuovo alla fame …”( da: “La scimmia e l´essenza”). Egli intuiva che più la tecnologia si adopera ad aumentare la capacità di carico degli ecosistemi per nutrire un numero eccedente d’affamati, l’eterogeneità dei fini detta un ulteriore accrescimento degli stessi, che richiederà sempre nuovi input tecnologici, ignorando l’ovvia soluzione: diminuire il numero delle bocche da sfamare. E’ questa la vera ragione perché la Povertà è sempre con noi: perché noi rincorriamo continuamente la sempre crescente moltitudine dei poveri. Nel mondo delle grandi istituzioni internazionali, abbiamo la FAO, che finora è riuscita a nutrire anche molto bene tutti i suoi funzionari ed impiegati ma non i poveri del mondo; la WHO, che ripete la parabola di Sisifo; l´UNICEF fortemente politicizzata; la Banca Mondiale, che fa in modo che le somme erogate facciano ritorno ai paesi eroganti. Esse non evidenziano l’aspetto demografico come un rischio, ma come un’opportunità per pubblicizzare la loro raison d’étre. L’unico a segnalare il dramma futuro fu U.Thant, segretario dell´ONU che nel 1969 ebbe il coraggio di affermare : “…dalle informazioni che dispongo, si trae una sola conclusione: abbiamo a disposizione appena dieci anni per impegnarci in un programma globale…di controllo dell’´esplosione demografica….” Sono passati quarant´anni e il problema è stato dimenticato. Riferendosi alla recente crisi alimentare, dalle agenzie internazionali si apprende solo che: “Senza aiuti sarà una catastrofe” ( IFAD Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo ) che parla del triplo flagello : povertà, prezzi troppo alti, cambiamento climatico. Ma non popolazione. La Chiesa continua ad appellarsi alla solidarietà, colpevolizzando gli occidentali per uno dei pochi errori o crimini che non hanno commesso: l’aumento dei poveri nel Terzo Mondo, concomitante all’aumento di quelle popolazioni. Questo problema non raggiunge il pubblico, perché i media che hanno un’influenza significativa sull’opinione pubblica lo ignorano. A sostegno di questa tesi, mi rifaccio ad un esauriente studio più che mai attuale. E’ il classico studio “How and Why journalists avoid the Population-Environment Connection”, di T.M. Maher, 1997. In “Tradeoffs: Imperatives of Choice in a High-Tech World” Wenk (1986) stima che: ” Qualsiasi conoscenza in materia di scienza e tecnologia il pubblico generale impara, proviene non dall’educazione ma dai mass media”. I quali suggeriscono al pubblico cosa pensare di un determinato problema. Per esempio, la causa dell’urban sprawl, l’imperversare dell’edilizia, la costruzione di nuovi sobborghi, è l’aumento della popolazione, come riconosciuto dagli imprenditori stessi che lo portano come giustificazione per usurpare gli habitat di altre specie e demolire le amenità esistenti. Oltre a sostenere il supporto alle abitazioni, di centri commerciali, stazioni di servizio, scuole, uffici e altri servizi.. Questo sviluppo inarrestabile è accettato come un beneficio per la comunità, ma esso rappresenta una perdita di biodiversità necessaria alla vita. Come i media raccontano questi avvenimenti ? Lo raccontano generalmente separando gli elementi critici, negando la loro connessione. Per esempio, la storia delle specie in pericolo per l’invasione edilizia, diventa cosi una lacrimosa recriminazione. Ha comunque una soluzione tecnologica: incessanti e costosi studi scientifici, protezione di circoscritti habitat, riproduzione e allevamento artificiale, regolazione dei pesticidi, nuove autostrade, usare energie alternative per le macchine, nuovi modelli “ecologici” per le abitazioni, limitazione delle licenze edilizie. Queste vengono puntualmente aggirate da un abbraccio tra aziende edilizie, sindacati e comuni interessati e poi denunciate con indignazione dai soliti giornalisti d’assalto e da pochi inermi obiettori che vengono definiti “elitisti” e anti-sviluppo. I media tendono ad accusare cause visibili, come la rapacità dell’industria di costruzioni, senza questionare le forze economiche e sociali che spingono gli stessi a distruggere la natura; e se devono attribuire le ragioni per l’esaurimento di certe risorse come l’acqua, il petrolio o i cereali, si rivolgono a qualche catastrofe naturale o agli speculatori. Ma stabilizzare la popolazione sembra un’opzione politica troppo bizzarra per essere suggerita dai media. Invece i reportages omettono ogni riferimento che possa offendere coloro che hanno interesse a sostenere l’aumento della popolazione. Come spesso, dobbiamo seguire il denaro: Molotch e Lester nel 1974 avevano già individuato quello che è ancor oggi evidente: il contenuto del media riflette gli interessi di coloro che li sostengono, attraverso commissioni pubblicitarie, vedi costruttori e interessi bancari (v. la faccenda dei subprime in America). Elisabeth Noelle-Neumann (1984) ha suggerito, con la sua teoria “La spirale del silenzio”, che “ I media provvedono al pubblico le parole e frasi che possono usare per difendere un certo punto di vista. Sottolineiamo le ragioni per questa disinformazione: 1) ignoranza del soggetto. Sembra che la maggior parte dei giornalisti sia al di sotto dello standard richiesto dal loro lavoro. Per esempio, molti di essi evidentemente non hanno idea del concetto di carrying capacity, che potrebbe aiutarli a comprendere il problema dello stress imposto sugli ecosistemi. 2) essi esprimono le opinioni di alcuni gruppi di interessi, attraverso i quali i loro padroni illustrano e pubblicizzano la loro agenda economica e politica. I loro reporting non sono quindi neutrali; 3) Il problema della correttezza politica, che rosicchia la coscienza collettiva e si esprime nel silenzio - magari per timore di offendere qualche minoranza. Più di un giornalista teme accuse di razzismo, xenofobia, o dalla lobby ecclesiastica, pro-life. La stampa di destra non riconosce che l´economia è sussidiaria all’ambiente, le risorse del pianeta sono finite e non le importa se nel corso dello sviluppo economico a tutti i costi si perde qualche milione di specie. La stampa di sinistra abbraccia lo slogan cretino: “non è la popolazione, ma il consumo” come se le due non fossero in relazione l´una coll´altra. In effetti, dicono la stessa cosa: che la torta basta per tutti, se viene distribuita in porzioni eguali. L’imperativo è focalizzare l’attenzione sull’ultimo trend. Al momento esso è il Global Warming (GW), due anni orsono era di moda la Povertà, temi affrontati con concerti, gadgets e una panoplia di celebrità. In una ridicola intervista, John Lennon, che tutti gli ammiratori del defunto cantante dovrebbero considerare come testimonianza della sua insipienza, dice che la popolazione “phew, no problem, it will balance itself out”. Il video conferma che i cantanti dovrebbero aprire la bocca solo per cantare o mangiare. Nel caso del nostro, il problema era anche fumare. La CNN presenta un’ abitante di una delle nazioni più povere del pianeta che si lagnava di non poter nutrire i suoi 6 figli. Anche la sottoscritta avrebbe difficoltà a nutrire 6 figli. L’intervistatore mai batte ciglio o commenta queste notizie. Esse sono assolutamente normali, ovvie nella loro neutralità. Nell’aprile 30 2008, dall’Herald Tribune, si apprende che mancano i fertilizzanti artificiali, derivati da petrolio, e vera manna dell’aumento della produzione agricola . Essi sono infatti più efficaci di quelli naturali: mezzo chilo di fertilizzante chimico contiene più nutrienti di 50 chili di quello naturale. Jeffrey Sachs, quello della riduzione della povertà, dice che questa è la differenza tra vita o morte, perché il mondo ha poche alternative a questa dipendenza dal petrolio, poiché, la popolazione aumenta e cosi anche i nouveaux riches richiedono il loro share di benessere, insieme ai nuovi poveri. Intanto le associazioni ambientaliste dirigono l´attenzione del pubblico attraverso le loro direttive mediatiche sul fattore consumo. E’ il loro mantra, ma Jeffrey McKee dell’Università di Columbus ci avverte che: “Anche se vivessimo come santi vegetariani, avremmo lo stesso impatto negativo sulla biodiversità”. Jane Goodall la protettrice dei primati in Africa è della stessa opinione. (“Heads not footprints stamp out species” da un rapporto del 25 luglio 2003.) Eppure il Corriere della Sera del 28 settembre 2003 riportava (a fine pagina) che durante una Conferenza in Etiopia, 200 scienziati da 35 differenti paesi dichiararono che 45000 specie di flora Africana stanno sparendo per il disboscamento dovuto a nuove coltivazioni. Esiste una lunga lista di tutte le catastrofi umanitarie che potete immaginare nella fantasia più sadica, ma non è riportata nessuna relazione causale con il numero di persone che producono e insieme subiscono tali effetti devastanti. Semmai la notizia è che esiste una fatalità incombente e travolgente come una valanga, una legge inevitabile della moltiplicazione umana, che dobbiamo soltanto accettare perché scritta nel libro del Fato. E’ certo che questa rassegnazione dipenda anche dal riconoscimento che l´istinto a procreare è un imperativo biologico, altrimenti la specie si sarebbe già estinta. Per consolazione, arriva sempre la soluzione tecnologica. La sola cosa importante è di nutrire gli affamati ma senza dare loro un futuro. Di fronte all’inevitabile, i media e i politici vedono negli OGM la salvezza che ci condurrà ad un altro circolo vizioso, già previsto da Aldous Huxley. Ma spunta un altro colpevole: l´ingiustizia umana: non c´è acqua? essa è distribuita in modo ineguale dalla più grande originatrice di ingiustizia che esista, la natura. Se tanta gente muore laddove non c´è acqua è perché vivono in luoghi senza acqua. Si dovrebbe calcolare la “human density per unit of productive area.” Che ci direbbe che la terra dove questa gente abita non ha la capacità produttiva di sostenere neanche dieci di loro per metro quadrato, a ogni livello di vita decente. Una schiera di buoni intenzionati ci assicurano che, se eliminassimo tutte le guerre, distribuiamo le risorse equamente, incoraggiamo l´economia di mercato, diritti umani, democrazia, saggezze tradizionali, offriamo solidarietà, globalizziamo, deglobalizziamo, curiamo l´Aids o la malaria, ma niente contraccettivi … allora ? Invece, ultimamente l´attenzione dei media si rivolge a un altro problema scottante: la mancanza di nascite nell’Occidente, Europa e Giappone. Singapore incoraggia coppie con iniziative decisamente osè per i puritani paesi asiatici: suggerimenti come avere sesso nei sedili posteriori della macchina, inclusi mappe per i luoghi più appartati e altri mating rituals organizzati dal governo. Già l’Ansa nel 10 luglio 2006 intitolava drammaticamente una notizia: Famiglia: dagli anni ’70 il crollo della natalità: “ Sono emersi dunque dati definiti allarmanti, e cioè che in Italia è passati in meno di un quarto di secolo da più di 2,7 a meno di 1,2 figli per donna: la capacità di fare bambini della società italiana, in soli 25 anni, si è ridotta di quasi tre volte.” Dunque, il problema è un altro: siamo troppo pochi. Non importa che la densità della popolazione in Italia sia del 197,5 al km2, che ci pone i già menzionati problemi di occupazione del suolo. (la ricca Australia ha una densità di 2,6…). Per l’ Europa, in generale, il declino delle nascite è la metafora del declino della nostra civilizzazione. Ma quale fu il numero di cittadini di Atene al tempo di Pericle? E se contiamo sul numero di Conferenze sulla Popolazione che si sono susseguite nel passato, e già menzionate , dobbiamo riconoscere che il soggetto doveva essere riconosciuto come importante. Importante ma tabù. Il soggetto è potenzialmente esplosivo, per le sue ramificazioni ideologiche e perché per sua stessa natura induce una specie di “scale paralysis” che prende qualsiasi persona debba affrontare decisioni impopolari dal punto di vista politico, sociale e morale. L´United Nation World Summit on Sustainable Development, focalizzato sullo sviluppo dell’Agenda 21, era una buona occasione per sollevare la questione. E cosi i Millennium Development Goals, otto di essi che non comprendono la sovrappopolazione, ma l´eliminazione della povertà. In caso che aveste perduto il tema, tutte queste Conferenze Internazionali parlano di povertà e della sua eliminazione e, come quella del Cairo, dei Diritti della Donna. Intanto, sono andata a vedermi il Bollettino dell’Earth Negotiation (ENB) pubblicato dall´International Institute for Sustainable Development (IISD), ma non ho trovato il problema popolazione. Quando ho telefonato per sapere il perché di questa omissione, mi fu risposto che il problema apparteneva a un´altra Istituzione dell’ONU, la Population Division. La maggior parte delle discussioni post Johannesburg e Millennium Goals imitano l´atteggiamento dello struzzo. Leggendo le risoluzioni passate e presenti (e presumo future), sono tutte un labirinto di non-eventi, concernenti formalità e formule per accedere ad altri eventi, specificazioni di azioni spiegate in maniera da perdere il loro significato originale e disegnate allo scopo di confondere e occultare il vero problema. Gli incontri prendono tempo per organizzare altri incontri inconcludenti, dove verranno formate nuove Commissioni e Gruppi, tutti espressi in acronimi, in modo che non si possano pronunciare i loro titoli. A un certo punto, con l´arrivo degli esperti che devono presentare rapporti sulla desertificazione, per esempio, l´accumulazione delle conoscenze senza relazione ad altre conoscenze è così vasta che ogni persona sana di mente rinuncia a pensare che si possa arrivare a una soluzione ai problemi. In conclusione, sono convinta che l’informazione dei media e degli opinion makers sia una priorità. Gli stessi politici devono sapere che è loro dovere diffondere le “cattive notizie”, perché la situazione è grave, e più la s’ ignora più diviene intrattabile. Spero di avere aiutato a dimostrare l’urgenza dell’ignorata connessione tra i problemi del pianeta e la sovrappopolazione, così come la necessità della cooperazione dei media nonché di tutte le forze responsabili che ne sono a conoscenza, per influenzare e diffondere questa consapevolezza. Queste influenze si rinforzano sinergicamente per attuare un incentivo alla responsabile auto regolazione delle nascite e l’appoggio di strumenti adeguati per favorirla. I politici che cercano di convincerci che la sostituzione di efficienti lampadine e il ciclo virtuoso dei rifiuti possano salvare il pianeta, dovranno rivolgere la loro attenzione verso un cambiamento di priorità dei loro cittadini. La rivoluzione dei costumi può, anzi deve, cominciare dall’informazione . |
