IL CROLLO DELLE NASCITE: UNA CASO FORTUNATO (estratto) di K. O. Hondrich Neue Zürcher Zeitung Lo spettro di una società che "si restringe" si aggira per l'Europa. Demografi preoccupati hanno creato un clima di allarmismo che i venditori di fumo mediatici hanno ripreso per loro conto. Il numero di bambini cala col progresso. Il calo del tasso di natalità a partire dal XIX secolo si è verificato in concomitanza con una serie di sviluppi che non possono non essere giudicati positivamente. Tra questi sono da annoverare l'igiene, la medicina, la scienza, la lotta alla povertà, la sicurezza sociali, la libertà individuale e l'aspettativa di vita. L'aspettativa di vita. In tali campi il progresso addirittura si accelera nonostante il tasso di natalità sia calato sotto la magica cifra di 2,1 in tutte le società industriali. Le società moderne approfittano dunque dei bambini non nati. Esse non hanno bisogno di bambini, per lo meno in numero elevato come una volta. L'attenzione dei demografi e degli allarmisti intorno allora si accentra su questioni irrilevanti. L'economia funziona con meno bambini. L'economia ha scoperto i bambini in qualità di consumatori e si mostra estasiata per i miliardi che essi spendono per giocattoli elettronici. Ma i bambini non dispongono di un proprio reddito. Le loro esigenze incidono sulla disponibilità di reddito dei genitori, dei fratelli, dei nonni. Come forza lavoro i bambini non sono rilevanti. L'economia comincia a interessarsi a loro quando essi hanno una buona formazione alle spalle. L'economia, specie quella operante a livello internazionale, è interessata a un mercato aperto con molti aspiranti a un posto. Questa è la realtà, il resto è romanticismo sociale. Negli ultimi decenni i mercati del lavoro e della formazione si sono aperti anche alle donne. Frequentano i licei e le università più donne che uomini. Esse superano gli esami in modo più brillante e vogliono poi esercitare la professione. A partire dal 2010 calerà il numero dei giovani in cerca di un lavoro - conseguenza del calo della natalità degli anni precedenti. A questo punto l'economia tenterà di attirare maggiormente le donne. I costi d'integrazione per loro sono minori che per eventuali nuovi immigrati, le loro preferenze per professioni nel settore dei servizi, ma anche la loro flessibilità sociale e la disponibilità di tempo sono superiori a quelle degli uomini. Il presupposto però è che non abbiano bambini. Madri ricercate. Quando nascono dei bambini questi entrano in concorrenza con l'economia. E in genere la spuntano. Nei paesi germanofoni le donne, quando hanno un bambino e a maggior ragione se di bambini ne hanno più d'uno, cercano impieghi a tempo parziale o si ritirano del tutto fra le pareti domestiche. Il compito di madre lo esige. Nonostante il femminismo le cose non sono cambiate molto negli ultimi decenni e verisimilmente non muteranno nemmeno in futuro. L'alta produttività del lavoro dipende da numerosi aspetti socioculturali. Allorché la Germania orientale fu catapultata a seguito della riunificazione ad un livello di produttività superiore, il tasso di natalità si abbassò di colpo. Le economie nazionali più dinamiche hanno i più bassi tassi di natalità: in testa la Corea del sud, dove la regola è un bambino. I sistemi sociali sotto pressione. Per l'economia il calo della natalità è più una soluzione che un problema, ma i sistemi sociali saranno confrontati con serie difficoltà. Il ritornello è: "Un numero crescente di giovani dovrà mantenere un numero crescente di vecchi." Ma l'argomento è fallace. Non sono i giovani che si fanno carico della previdenza malattia e vecchiaia, ma le generazioni di mezzo. Se aumentasse il tasso di natalità queste non dovrebbero farsi carico unicamente dei vecchi, ma anche di un numero crescente di giovani. (Si dimentica o non si tiene abbastanza in conto che i giovani sono a carico della società per almeno due decenni, cioè fin quando cominciano a lavorare. Non bisogna sempre considerare solo il "peso" dei vecchi: anche i bambini e i giovani "pesano" sul bilancio della società.) [...] |