NUMERO CHIUSO di Massimo Gramellini La Stampa A quale sacrificio sareste davvero disposti per tenere in piedi questo pianeta? Detta così, è una di quelle domandissime che consentono di pontificare sui massimi sistemi senza spegnere neanche per un attimo il boiler. Altra cosa se a proporla in modo stringente è il capo degli Inuit, che poi sarebbero gli esquimesi. Ieri quest’uomo accaldato era a Londra per spiegare agli inglesi che i loro aerei rischiano di trasformare il suo igloo in una piscina: «Il mio è un piccolo popolo, ma quello che gli sta accadendo riguarda tutti voi. Quando ero giovane, il ghiaccio si formava a novembre. Ora parecchi mesi dopo. Non so se sia TUTTA colpa degli aerei che passano sopra la Groenlandia per raggiungere gli Stati Uniti. So però che è ANCHE colpa di quegli aerei. Le compagnie a basso costo hanno appena deciso di triplicare il numero dei voli transoceanici, da 80 mila a 240 mila l'anno. Ma così facendo distruggeranno la nostra e la vostra terra. Fermateli. Fermatevi». C’è poco da commentare. Bisogna scegliere. O uno rinuncia a farsi una vacanza negli Stati Uniti e gli Inuit restano a galla ancora un po’. Oppure non molla e manda gli Inuit in ammollo. L’illusione che il progresso tecnologico riuscisse a coniugare la moltiplicazione dei consumi e la riduzione dei costi con la tutela dell’ambiente si è rivelata, appunto, un’illusione. Siamo troppi e vogliamo tutti le stesse cose. Tocca mettersi in fila, possibilmente senza aggirarla. L’idea moderna di benessere non coincide più con l’utopia della crescita illimitata, ma con una società del numero chiuso al cui interno valga il principio della turnazione. |