POPULATION CONNECTION Population Connection una delle più note associazioni americane che si occupa del problema della sovrappopolazione. Porta avanti programmi educativi rivolti ai giovani e sostiene azioni politiche con lo scopo di stabilizzare la popolazione mondiale a un livello che possa essere sostenibile per le risorse del pianeta. Nasce nel 1968 con il nome suggestivo di “Zero Population Grow”. Uno dei tre fondatori è Paul Ehlrich, uno dei più famosi ambientalisti del mondo, che nel libro “The population bomb” aveva per primo messo in guardia contro i pericoli della crescita demografica incontrollata. L’organizzazione aveva fin dall’inizio lo scopo di informare l’opinione pubblica del legame tra crescita demografica e degrado ambientale. La soluzione propugnata era però un po’ semplicistica, e si riassumeva nello slogan “stop at two” (“fermatevi a due” riferito al numero di figli che ogni coppia dovrebbe avere, al fine di mantenere stabile la popolazione). Il modello di una crescita zero in quel periodo appariva ancora più controcorrente di quanto sarebbe oggi: le famiglie numerose erano frequenti e considerate desiderabili. Inoltre il concetto di “diritti” applicato al campo riproduttivo era ancora precoce: si pensi che fino al 1965 in Usa i contraccettivi non erano consentiti alle coppie non sposate; quanto all’aborto, la Corte costituzione lo legalizzò solo nel 1973. Ad ogni modo, lentamente l’associazione prese piede e si diffuse anche grazie a una fitta propaganda e alla visibilità mediatica, che si basava su manifesti e adesivi con slogan bizzarri e provocatori (come “This line is too long: join Zpg” o “The population bomb is everyone’s baby”). Oggi l’organizzazione conta 55.000 membri. Il messaggio propugnato si è fatto più complesso: non è sufficiente per risolvere il problema demografico dire alle persone di avere solo 2 figli. Occorre indagare le cause e gli effetti della sovrappopolazione: la pianificazione familiare, l’urbanizzazione selvaggia, alla disponibilità di metodi contraccettivi ecc. Anche il nome è cambiato recentemente: al fine di facilitare il dialogo con le istituzioni, le scuole, i mezzi di informazione e il pubblico in generale si è scelto un nome più “professionale”. Ad ogni modo il nocciolo ideologico resta quello di sempre: se le risorse naturali sono limitate, la popolazione che le sfrutta non può crescere all’infinito. La crescita demografica è uno dei fattori principali che favorisce l’inquinamento, la deforestazione, i cambiamenti climatici, e tutta una serie di problemi sociali. L’unica soluzione resta intensificare gli sforzi, tramite l’educazione e i servizi, per ridurre il tasso di natalità. In concreto ciò che fa Population Connection è informare l’opinione pubblica, tramite pubblicazioni e materiali di vario tipo, sui temi di popolazione e ambiente, oltre a fare pressioni sui politici (negli Stati Uniti il rapporto tra parlamentari ed elettori è più diretto) affinché vengano prese decisioni giuste. Vengono organizzati corsi nelle scuole; esistono inoltre corsi per insegnanti, su come fare per inserire questi argomenti nei programmi scolastici. La maggior parte degli operatori sono volontari che svolgono tale lavoro a titolo gratuito. L’organizzazione, pur consapevole che il problema demografico è mondiale, si occupa prima di tutto di quanto avviene negli Stati Uniti. Ciò, sia in quanto gli Usa sono il maggior consumatore mondiale di risorse (per cui un aumento dei consumatori americani ha effetti esponenziali), sia a causa del peso e dell’inflienza del Paese a livello internazionale. Gli Stati Uniti dovrebbero quindi con le proprie politiche responsabili dare l’esempio agli altri Paesi, soprattutto quelli più poveri. Vi è la consapevolezza che, quando c’è di mezzo la popolazione e l’ambiente, il destino di un Paese è legato a quello di tutti gli altri. Questo vale in particolare per la questione dell’immigrazione. A differenza di altre associazioni americane che stigmatizzano l’immigrazione in sé come causa principale dell’aumento demografico interno (fatto senz’altro vero), Population Connection ritiene che il punto da focalizzare siano piuttosto i fattori che spingono le persone a lasciare i luoghi natii per stabilirsi negli Stati uniti. Fattori come aumento demografico, crisi economica, povertà, regimi autoritari ecc.: finche tali problemi non saranno risolti, nessuna misura di ordine pubblico potrà impedire l’immigrazione nei Paesi più ricchi. Al fine di stabilizzare la popolazione, si ritiene necessario che vengano resi universalmente accessibili i servizi per la pianificazione familiare e le informazioni ad essi inerenti. Per quanto riguarda l’informazione su questi temi, l’associazione raccomanda che la questioni demografiche siano incluse nei programmi scolastici. Si auspica che il Congresso e i governi locali rimuovano tutti i limiti alla diffusione dei metodi contraccettivi. Occorre sottolineare che Population Connection è esplicitamente favorevole all’aborto, e si batte affinché a tutte le donne sia garantita tale possibilità, indipendentemente dal reddito. Sotto alcuni aspetti, quindi, l’associazione persegue obiettivi comuni ai movimenti per i diritti delle donne, e auspica sempre maggiore uguaglianza davanti alla legge, nell’educazione, nel lavoro ec. Ciò nella convinzione che nei Paesi in cui le donne sono cittadini di serie B e la loro funzione consiste soprattutto nel generare figli, lì il tasso demografico sarà alto, e viceversa. L’organizzazione è politicamente indipendente. Questo non significa che sia neutrale: è evidente una maggiore vicinanza di mentalità con il Partito democratico (anche perché tra i Repubblicani spesso le questioni legate al controllo demografico vengono rifiutate a priori con motivazioni di stampo religioso-fondamentalista). L’associazione inoltre si è più volte espressa fortemente contro l’amministrazione Bush, la quale ha emanato tutta una serie di provvedimenti anti-ambientalisti, ed è responsabile tra l’altro di aver bloccato i finanziamenti americani all’Unfpa. |