ACQUA: UN'ALTRA CRISI GLOBALE? Se guardiamo ai numeri, è difficile capire come molte comunità dell’Africa orientale siano sopravvissute alla lunga siccità del 2005 e 2006. E’ opinione condivisa, tra chi studia lo sviluppo umano, che ogni persona necessita di circa 20 litri d’acqua ogni giorno per i bisogni essenziali - bere, cucinare e lavarsi a sufficienza, così da evitare la trasmissione di malattie. Tuttavia, nel picco di siccità dell’Africa orientale, le persone se la cavavano con meno di 5 litri al giorno - in alcuni casi meno di un litro al giorno, che bastano per soli tre bicchieri di acqua potabile e nient’altro. Alcuni individui, forse in modo inconcepibile per un occidentale, sono così forti da sopravvivere in tali condizioni; ma questa non è una ricetta per una società che voglia essere abbastanza sana e sviluppata da sfuggire alla povertà. “Ovviamente ci sono molti elementi che guidano lo sviluppo umano” dice Andrew Hudson dell’Onu. “Ma l’acqua è il più importante”. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), dove Hudson lavora come consulente tecnico principale al programma di gestione dell’acqua, ha calcolato il contributo che i vari fattori danno all’Indice di Sviluppo Umano, una misura di come le società operano dal punto di vista sociale ed economico. “Era evidente. Ho esaminato l’accesso all’energia, la spesa per la sanità, la spesa per l’educazione - e di gran lunga il fattore più determinante per l’Indice di Sviluppo Umano era l’accesso all’acqua e all’igiene. Sorgono due questioni cruciali, allora. Perché alcune comunità godono di un così scarso accesso all’acqua? E come cambierà il quadro attuale in un mondo dove la popolazione umana sta crescendo, le società si stanno urbanizzando e industrializzando, e dove i mutamenti climatici possono alterare in modo significativo la disponibilità netta di acqua? L’UNDP è inequivocabile sulla prima domanda. “La disponibilità idrica rappresenta un problema per alcuni paesi” dice il rapporto. “ Ma la scarsità, al centro della crisi idrica globale, ha le sue radici nel potere, nella povertà e nella disuguaglianza, non nella disponibilità fisica”. Le statistiche sul consumo di acqua sembrano avallare la tesi dell’Onu. Il Giappone e la Cambogia sperimentano pressoché la stessa piovosità media - circa 160 cm all’anno. Ma mentre il Giapponese medio può usare quasi 400 litri al giorno, il Cambogiano medio se la deve cavare con circa un decimo di tale quantità. La situazione sta migliorando in una certa misura. Nel mondo 1,6 miliardi di persone in più ha accesso all’acqua potabile rispetto al 1990. Ma la crescita demografica e i cambiamenti climatici possono modificare il quadro. In alcune regione “la scarsità, al centro della crisi idrica globale” potrebbe diventare effetto della disponibilità fisica, specialmente dove il consumo è già elevato a livello insostenibile. “Ci sono numerosi fiumi che non raggiungono più il mare” dice Mark Smith, capo del programma idrico dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). “Il fiume Giallo è uno di questi, il Murray-Darling (in Australia) è quasi un altro - devono dragare la bocca del fiume ogni anno per assicurasi per non si prosciughi. Il mare di Aral e il lago Ciad si sono ridotti perché i fiumi che li alimentano sono stati in gran parte prosciugati; si può vedere il fenomeno anche su piccola scala, dove i ruscelli che sono importanti per le piccole comunità in Tanzania possono rimanere secchi per metà dell’anno, principalmente perché le persone prelevano sempre più acqua per irrigare i campi”. L’anno scorso il Foro Intergovernativo sul Mutamento Climatico (IPCC) ha esaminato in profondità come la disponibilità netta di acqua può modificarsi in conseguenza del clima che cambia. Le proiezioni sono ricavate da modelli informatici sul sistema climatico della Terra, che è estremamente complicato, e sono perciò lungi dall’essere previsioni sicure. Un clima complessivamente più caldo significa un clima più umido; l’aria più calda può trattenere più umidità. Ma è probabile che gli schemi climatici si modifichino, con l’effetto che l’acqua si depositerà in luoghi diversi e con un diverso ordine di tempo rispetto a ora. “In generali osserveremo un inaridimento nei sub-tropici e nelle medie latitudini, dall’Europa meridionale fino al Kazakhistan e dal nord-Africa all’Iran” racconta Martin Perry, che, come condirettore del gruppo di lavoro dell’IPCC sugli impatti climatici, ha supervisionato la compilazione de rapporto sull’acqua. “L’inaridimento si estenderà a ovest in America centrale. E vi saranno degli equivalenti nell’emisfero meridionale - Africa meridionale e Australia. In alcune popolose regioni del nord-Africa e dell’Asia centrale, dice, la gente potrebbe entrare in conflitto semplicemente per ottenere abbastanza acqua per bere. Altre aree, invece, si prevede che riceveranno più pioggia - considerevolmente di più, in alcuni casi. Il problema è se le società riusciranno a farne uso. “Se guardiamo all’India, al Bangladesh e alla Birmania, ci sono indicazioni di un aumento della disponibilità idrica” dice il professor Perry. “Ma se osserviamo più nei dettagli, vediamo che le precipitazioni dei monsoni diverranno più intense - ci saranno rovesci più violenti ma in meno giorni - cosicché potrebbe aversi come risultato un maggior deflusso, che significherebbe in realtà una minore disponibilità d’acqua per la comunità”. Il mutamento climatico è solo uno dei fattori che probabilmente influiranno sulla quantità d’acqua a disposizione di ogni persona nel futuro. Un mondo più popolato - e potrebbero esserci altri 2,5 miliardi di individui sul pianeta entro il 2050 - sarà verosimilmente un mondo più assetato. Questa ulteriore popolazione avrà bisogno di nutrirsi; e poiché l’agricoltura incide per circa il 70% sull’uso di acqua nel mondo, il consumo aggiuntivo di acqua per coltivare il cibo ridurrà la quantità disponibile per i bisogni primari come bere, cucinare e lavarsi. L’industria a sua volta può prelevare acqua che sarebbe altrimenti finita nelle bocche delle umani. D’altra parte, quando una società si industrializza, tende a divenire meno dipendente dall’agricoltura - il che potrebbe, in linea di principio, ridurre la domanda locale. E’ una situazione terribilmente complessa, e prevedere i suoi effetti fa sembrare i modelli climatici un compito banale in confronto. I ricercatori dell’università di Kassel in Germania, guidati da Martina Floerke, ci hanno provato. Le loro proiezioni indicano che alcune regioni probabilmente vedranno una drastico declino nella quantità di acqua disponibile per uso personale - e per ragioni interessanti. “La causa principale del calo del deficit idrico (dove si verifica) è la maggiore disponibilità d’acqua dovuta all’aumento delle precipitazioni annue connesso al cambiamento climatico” concludono. “La causa principale dell’aumento del deficit idrico è la crescita dei prelievi di acqua, e il fattore decisivo di questo incremento è la crescita nell’uso privato dell’acqua stimolata dall’aumento del reddito”. Il modello suggerisce che nel 2050 ben 6 miliardi di persone potrebbero far fronte a una scarsità d’acqua (definita come meno di 1000 m³ per persona all’anno), a seconda di come le società si sviluppano, il che è la cosa più importante - un aumento significativo delle stime precedenti. L’ironia è che le società ricche saranno verosimilmente più in grado di adattarsi a questi cambiamenti - forse in modo relativamente facile. Un secolo fa, fu costruita una tubazione di 500 km per attingere acqua dalla costa occidentale dell’Australia agli aridi bacini auriferi dell’interno nei pressi a Kalgoorlie; l’economia dell’oro lo rendeva praticabile. Ora che la capitale costiera Perth sta andando a secco, si parla di costruire un condotto ancora più lungo per portare acqua dal nord dello stato. Lo stato recentemente ha acquistato un impianto di desalinizzazione - un modo efficace, ma costoso, di incrementare l’offerta netta di acqua pulita. Un certo numero di paesi del Medio-oriente sta facendo lo stesso; vi è un progetto persino per i dintorni di Londra. I fiumi possono essere deviati a grandi distanze, come sta meditando la Cina. La Spagna e Cipro possono ottenere spedizioni di acqua via nave. Ma possono tutte le società approntare simili misure? In ogni caso, è possibile un adattamento a quei cambiamenti veramente intensi, come il rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, che si prevede potrebbero perdere i quattro quinti della loro superficie entro il 2030, facendo venir meno quella che è effettivamente un’enorme cisterna naturale di acqua, immagazzinata per più di un miliardo di persone? [...] R. Black |