CATASTROFE ECOLOGICA: DESTINO, SCELTA O TATTICA INTIMIDATORIA ? Un’alluvione di lampi uccide centinaia di bambini in un parco statale dell’Arizona! Un enorme ghiacciaio si stacca dall’Antartide causando un pericoloso innalzamento del livello del mare! Uno tsunami si sprigiona da un terremoto nel Sud pacifico e sommerge Los Angeles, uccidendo migliaia di persone! Con un brillante stratagemma per raccogliere fondi, il capo diabolico del più grande ente ambientalista del mondo si propone di controllare il clima terrestre, allo scopo di dimostrare che il riscaldamento globale è reale, e che le persone devono agire ora e donare soldi, se vogliono sopravvivere. Sarà capace un arguto e pignolo professore del Mit di fermare questo piano scellerato? Sarà in grado un avvocato inetto di diventare un vero uomo e di mettere in discussione la sua fede ingenua sul riscaldamento globale per conquistare la ragazza? Nel nuovo libro di Michael Crichton, “State of fear” (Stato di paura), sono questi elementi a delineare il profilo di un thriller potenzialmente appassionante. Il problema, tuttavia, è che Crichton non si proponeva di scrivere soltanto un romanzo - come si può vedere dalle note. Con l’aggiunta delle note, di un appendice e di una bibliografia, Crichton crede di aver trasformato un libro da spiaggia in un trattato scientifico. E la cosa triste è che è stato preso sul serio. Dall’editorialista Gorge Will a colossi come l’American Enterprise Institute and Brookings, a Crichton è stata offerta una tribuna per presentarsi come esperto scientifico. Essenzialmente il suo argomento è: tra gli scienziati che credono che l’attività umana sta causando l’incremento della temperatura globale (a parte la ristretta frangia di ricercatori che Crichton riporta nelle note del libro, si tratta della maggioranza degli scienziati), non vi è consenso su come sarà la temperatura globale nel 2100. Alcuni dicono che le temperature aumenteranno di 1,5 gradi centigradi nel prossimo secolo, altri dicono di 5 gradi. Poiché gli scienziati non riescono a mettersi d’accordo, stanno ovviamente solo “tirando a indovinare”. E se stanno solo tirando a indovinare, non vi è ragione per fondare politiche pubbliche sulle loro previsioni. Se non sappiamo qualcosa con certezza assoluta e incontrovertibile, dovremmo semplicemente aspettare e vedere cosa succede. Come nota Jared Diamone nel suo libro, “Collapse: how societies choose to fail or succeed” (Collasso: come le società scelgono di fallire a aver successo), la strategia della pura attesa di Crichton è una strada che porta sicuramente all’inquinamento atmosferico, alla carestia, alla scarsità idrica, alla guerra e alla morte. Il libro spiega perché alcune società antiche, come il popolo dell’Isola di Pasqua e gli Scandinavi della Groenlandia, scomparvero, e come alcune società moderne sono sulla stessa via autodistruttiva a causa di scelte pessime fatte in risposta a circostanze ambientali. Nessuno può prevedere esattamente quando le risorse naturali si esauriranno, o quando il livello del mare salirà fino al punto di sommergere completamente le isole, ma la domanda che dobbiamo farci è: come reagire a un’informazione incerta? I primi Polinesiani raggiunsero l’Isola di Pasqua nel 900 d.C., e trovarono un’isola coperta di foreste che forniva quasi tutti i materiali grezzi di cui avevano bisogno per sopravvivere. Gli isolani non potevano prevedere con certezza quanto a lungo esattamente si sarebbe conservata la foresta se avessero continuato ad abbattere gli alberi, ma è sicuro che devono aver percepito un segnale d’allarme man mano che le selve intricate lasciavano spazio a sterili pianure. E tuttavia, per quanto possono dire gli scienziati, gli abitanti dell’Isola di Pasqua seguirono l’approccio di Crichton dell’”aspetta e vedrai”. Non modificarono in nulla il loro stile di vita finché i cambiamenti non gli furono imposti, e tra il 1400 e il 1600 l’ultimo albero venne abbattuto. La deforestazione provocò la scomparsa del terreno coltivabile per far crescere i raccolti, degli animali selvaggi, e dei tronchi per costruire canoe con cui andare a pescare. Senza le risorse della foresta, la società rapidamente scivolò in caduta libera, fino al cannibalismo e all’annientamento finale della popolazione. Omettendo di prendere misure preventive rispetto alle incertezze ambientali, la società dell’Isola di Pasque finì al collasso. Al contrario, Tikopia, una minuscola isola remota nel sud-ovest dell’Oceano Pacifico, è stata ininterrottamente abitata per quasi 3000 anni, principalmente per merito delle scelte lungimiranti che la popolazione ha fatto in risposta all’incertezza ambientale. Fin dal 1600 almeno, la società di Tikopia fu consapevole che la minuscola isola di 1,8 miglia quadrate non poteva sostenere una popolazione in continua crescita. Diamond scrive: “A Tikopia, le persone dicono esplicitamente che il movente della contraccezione e degli altri comportamenti di regolazione delle nascite sta nell’impedire che l’isola divenga sovrappopolata, e nell’impedire che una famiglia abbia più figli di quanti la terra della famiglia possa sostentare. Per esempio, i capi di Tikopia ogni anno compiono un rituale nel quale invocano un ideale di “crescita demografica zero”, senza sapere che un’organizzazione fondata con quel nome e finalizzata a quello scopo è sorta anche nel Primo mondo. I genitori a Tikopia sentono che è sbagliato continuare a far nascere dei bambini una volta che il loro figlio più grande ha raggiunto l’età del matrimonio, o avere più bambini di un certo numero, come quattro bambini, o un maschio e una femmina, o un maschio e due femmine. Promuovendo la crescita demografica zero, gli abitanti furono in grado di preservare le loro risorse naturali e di mantenere il loro stile consuetudinario di vita. Naturalmente, quando gli Europei raggiunsero l’isola e iniziarono a predicare contro la contraccezione ed gli metodi meno civili di stabilizzazione della popolazione (incluso l’infanticidio e il “suicidio virtuale”, nel quale gli isolani si imbarcavano in pericolosi viaggi per mare sapendo che era improbabile facessero ritorno), la popolazione di Tikopia aumentò da 1278 nel 1929, a 1753 nel 1952. Molti isolani si dovettero reinsediare nelle isole Salomone dal momento che Tikopia era diventata troppo affollata. I cambiamenti ambientali, sia naturali sia determinati dall’uomo, arrecheranno problemi per le popolazioni umane. Mentre Crichton rifiuta questi problemi per la loro incertezza intrinseca e quindi li lascia da risolvere alle prossime generazioni, Diamone scrive: “I problemi ambientali del mondo saranno risolti in un modo o nell’altro… L’unico dubbio è se saranno risolti in una maniera piacevole e di nostra scelta, o in un modo spiacevole non di nostra scelta, come la guerra, il genocidio, la fame, le epidemie, e il collasso delle società”. E’ vero, non sappiamo esattamente come si svilupperà il riscaldamento globale, o quante persone la Terra può sostenere, ma i segnali di allarme li ignoriamo a nostro pericolo, il pericolo di un collasso mondiale. M. Nelson Grynaviski |