KATRINA: IL COSTO TRAGICO
                                             DELLA SCOMPARSA DELLE PALUDI
        



Il 29 agosto 2005 l’uragano Katrina ha colpito la Costa del golfo, lasciando centinaia di persone senza vita e migliaia di case distrutte, nel più devastante disastro naturale della storia americana. I postumi di Katrina mettono a nudo le conseguenze catastrofiche delle politiche irresponsabili su popolazione e ambiente che la nostra nazione ha praticato per decenni.

Posta in un basso bacino tra le dighe che contengono il lago Pontchatrain a nord e il fiume Mississippi a sud, New Orleans è in un luogo precario per svilupparsi come città . Al termine del fiume Mississippi, la Louisiana meridionale sostiene l’impatto dell’erosione e delle inondazioni che si verificano negli Stati Uniti centrali. Nel frattempo, il golfo del Messico si fa più vicino alla città ogni anno, man mano che le zone umide scompaiono. Le paludi costiere, che forniscono una protezione naturale contro l’impeto delle inondazioni e dei cicloni, stanno scomparendo ad una velocità incredibile: ogni mezz’ora un pezzo di terra delle dimensioni di un campo da football sparisce al di sotto del golfo.

Le dighe e i canali costruiti lungo il fiume Mississippi per rendere la terra più favorevole per lo sviluppo e l’industria hanno giocato un ruolo cospicuo nella scomparsa delle paludi. Questi progetti di ingegneria permettono alle comunità di vivere in stretta prossimità al fiume e forniscono le infrastrutture per le imprese petrolifere e di navigazione della regione. Il centro della produzione petrolifera di questo Stato è situato proprio nei pressi della costa della Louisiana, dove viene trivellato o raffinato un terzo del petrolio consumato nel paese. Ancora più importante, la maggior parte del petrolio di importazione entra nel Paese attraverso i porti della Costa del golfo e poi è trasportato per i canali attraverso le delicate paludi del Mississippi. In aggiunta al petrolio, i canali navigabili gestiscono un’ampi gamma di merci - il 20% delle importazioni ed esportazioni americane passano per i porti della Louisiana.

Questo sviluppo ha avuto il devastante effetto collaterale di neutralizzare il sistema naturale di distribuzione dei sedimenti, che ha creato la più vasta area contigua di paludi negli Stati Uniti. Prima della costruzione su larga scala di dighe, iniziata nel 1930, il fiume Mississippi cambiava corso naturalmente entro un ampio arco di 200 miglia. Depositava sedimenti nello spostarsi, creando ampie distese di paludi.
Il sistema di dighe, tuttavia, confina il Mississippi in un unico percorso erigendo barriere artificiali al movimento del fiume, impedendo il naturale processo di formazione delle paludi. I sedimenti che riempivano le zone umide, invece, ora o si bloccano sul fondo dei canali artificiali o vengono convogliati oltre gli acquitrini nel golfo del Messico. Con le parole del giornalista N. Thornburgh del “Time Magazine”, il sistema di dighe ha trasformato il fiume Mississippi nel “più grande tubo ad alta pressione del mondo”.
Le 8000 miglia di canali navigabili che tagliano le zone meridionali dello Stato aumentano in modo significativo l’erosione della palude. Quando furono costruiti, i canali navigabili avevano una larghezza media di 300 piedi (= 91 m). Ma dopo solo cinque anni, le onde avevano eroso i canali in modo da raddoppiare la larghezza originaria. Dragare i canali ha danneggiato ulteriormente il fragile ecosistema costiero accelerando l’intrusione di acqua salata nelle paludi.
Come risultato, le paludi e gli acquitrini nel sud della Louisiana stanno scomparendo al ritmo di quasi 25 miglia quadrate (= 40 km²) all’anno, circa 1 acro ogni 33 minuti, per un totale di 1900 miglia quadrate (= 3057 km²) dal 1930.
Man mano che svanivano le zone umide, con queste se andavano anche gli abitat naturali e i sistemi di protezione naturale contro i cicloni e le inondazioni, che si sono rivelati eccezionalmente difficili e costosi per gli uomini da riprodurre. La palude funziona come un dosso stradale, rallentando i cicloni che vi passano sopra.
“Il disastro Katrina può essere suddiviso in due parti”, spiega N. Nagle dell’Environmental Integrity Progect. “La prima parte della tragedia fu provocata dal disastro naturale, la seconda parte fu fatta dall’uomo. L’estrema sofferenza che abbiamo visto sui nostri apparecchi televisivi è stata la conseguenza dei canali e dighe costruiti dai corpi d’armata degli Ingegneri, i quali diedero a Katrina un passaggio diretto verso il cuore di New Orleans.

Le dighe e i canali lungo la costa meridionale della Louisiana sono parte di infrastrutture costruite per venire incontro ai bisogni di una popolazione nazionale in crescita. La crescente domanda del Paese di petrolio e altri prodotti di consumo ha incrementato il traffico di chiatte e i progetti edilizi nelle delicate paludi della regione. Come principale fornitore di petrolio, e centro focale di navigazione per il resto della nazione, la Costa del golfo ha visto la pressione demografica degli interi Stati Uniti convergere sul suo fragile ecosistema.
Anche la pressione demografica lungo la stessa Costa del golfo ha contribuito alla perdita delle zone umide. Come molti centri urbani nel Paese, la città di New Orleans ha perso residenti negli anni recenti, mentre la popolazione nell’area metropolitana cresceva in modo stabile, da circa 900 mila abitanti nel 1960 a 1,3 milioni nel 2000. Nel corso degli anni, le paludi sono state svuotate per costruire case, campi agricoli, strade e centri commerciali per questa popolazione crescente.
Anche il turismo ha incrementato la pressione demografica sui fragili ecosistemi della Louisiana del sud. Nel solo 2004, un enorme popolo di 10,1 milioni di persone ha visitato New Orleans, aggiungendo tensione al già vulnerabile ecosistema.

In tutti gli Stati Uniti le aree costiere stanno sperimentando una simile pressione demografica. In precedenza, quest’anno, la “National Oceanic and Atmosphere Administration” governativa ha rilasciato un rapporto dal titolo “Le tendenze demografiche lungo le coste degli Stati Uniti: 1980-2008”, lanciando l’allarme sull’impennata della popolazione costiera. Il rapporto ha calcolato che più della metà della popolazione americana vive lungo i litorali, in solo il 17% del territorio totale del Paese (esclusa l’Alaska). Benché gli Stati costieri non stiano crescendo più rapidamente della nazione nel suo complesso, la crescita in queste aree sta degradando molti degli ecosistemi più eterogenei e vitali.
I paesi costieri stanno subendo un eccesso di nuove costruzioni: ogni giorno 1540 nuove case mono-familiari si guadagnano il permesso edilizio. La Florida - vittima perenne degli uragani e dei cicloni tropicali - ha visto l’aumento più sorprendente: dal 1980 la sua popolazione costiera è aumentata del 75%.

Katrina ha inflitto un devastante tributo di vite umane, economico e ambientale sulla Costa del golfo. Le immagini in televisione e sui giornali dei momenti successivi all’arrivo di Katrina ci hanno mostrato l’immensa sofferenza umana causata dal ciclone, ma l’aspetto ambientalista della storia è stato largamente taciuto. Gli inquinanti chimici e biologici derivanti dalle auto sommerse, dalle feci umane, dai corpi morti, e dagli impianti chimici e petroliferi sradicati hanno riempito le acque in piena. La guardia costiera stima che più di 7 milioni di galloni di petrolio (= 26 milioni di litri) si sono rovesciati nel sud-est della Louisiana. La massa d’acqua è stata fatta defluire da New Orleans, ma i fanghi tossici rimangono.
“Ora che il fango contaminato si sta asciugando, le particelle tossiche vengono portate nell’aria, creando una nube tossica” spiega Nagle. “Quest’aria estremamente inquinata avrà come effetto malattie e disturbi nel lungo periodo per le persone che vivono in questa regione”.

Invece di imparare dagli errori del passato, molti al Congresso stanno chiedendo ancora gli stessi progetti edilizi, distruttivi per l’ambiente, che hanno amplificato il disastro Katrina. Una raffica di disegni di legge presentati in Senato vorrebbero introdurre deroghe ai limiti sulla quantità di emissioni inquinanti emesse dalle raffinerie, dalle automobili e da altre fonti. Se il Congresso continua a riedificare l’area in modo da favorire le industrie energetiche e dei trasporti più di tutto il resto, gli ecosistemi della Costa del golfo subiranno un ulteriore degrado, ponendo le premesse per il prossimo disastro.
Ne mesi recenti, l’importanza cruciale delle zone umide è divenuta anche troppo ovvia. Lasciata indifesa contro Katrina prima, poi contro l’uragano Rita, la Costa del golfo ha subito le convenienze di una nazione che rifiuta di contenere i propri consumi, e di un governo che rifiuta di prendere atto delle implicazioni della scomparsa delle paludi, del sotto-finanziamento per la prevenzione delle inondazioni, e dell’intensa crescita demografica costiera.
Abbie Kennedy




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