UNIRE I PUNTINI Beatrice, 12 anni, che vive in una piccola città vicino a Nairobi, dice alla maestra che oggi è il suo ultimo giorno di scuola. Sua madre non sta bene, così Beatrice si deve prendere cura dei suoi sei fratelli. Un giovane Brasiliano, Paulo, decide di lasciare il suo villaggio e cercare un lavoro a Rio de Janeiro. Lì incontrerà suo cugino e altri 4 milioni di persone che abitano nelle baraccopoli, nella speranza di realizzare i suoi sogni e di assicurarsi dei mezzi stabili di sussistenza. Priyu, madre di cinque figli, si sveglia prima dell’alba nell’India rurale e comincia il suo cammino di 2 miglia in cerca di legna da ardere. Spera che sarà in grado di raccoglierne abbastanza per due giorni; domani vorrebbe usare il tempo in più per visitare il nuovo centro sanitario del villaggio. Queste storie dal mondo illustrano il complesso legame tra popolazione, ambiente e qualità della vita delle donne. Svelare questo nesso - ed educare le persone a riconoscerlo - è l’unico modo in cui potremo stabilizzare la popolazione. L’ultimo decennio ha visto la comunità internazionale riunirsi alla Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo (Rio), la Conferenza Internazionale su popolazione e sviluppo (Cairo), il Summit Mondiale sullo sviluppo sociale, e la Dichiarazione del Millennio. In ciascuna di queste quattro conferenze, è stata affermata l’esistenza di un collegamento tra popolazione, sviluppo economico, potere delle donne, giustizia sociale e difesa dell’ambiente. Come tutti sappiamo, la sfida demografica riguarda più che semplici numeri. La sfida consiste nell’educare i singoli individui, dare accesso alle informazioni, e consentire loro di prendere le proprie decisioni. E riguarda la comprensione delle cause ultime della crescita della popolazione e dell’impatto che essa ha sul pianeta e sulla vita delle persone. La vera sfida demografica è come “unire i puntini”. Circa il 60% dei 4,4 miliardi di persone che vivono nel mondo sottosviluppato è privo delle condizioni igieniche di base. E, mentre le spese per i consumi sono più che raddoppiate negli ultimi 30 anni, metà della popolazione mondiale vive ancora con meno di 2 dollari al giorno. La fertilità è più alta nei Paesi più poveri del mondo, e si stima che i 49 Stati meno sviluppati triplicheranno circa la propria dimensione nel 2050. Infatti, approssimativamente il 97% della crescita demografica nel mondo ha luogo nei paesi in via di sviluppo. Il dibattito sulle relazioni tra crescita demografica e povertà si è spesso diviso in due campi: ci sono quelli che pensano che l’alta fertilità sia la causa della povertà; gli altri ritengono che la povertà sia la causa dell’alta fertilità. In verità, il rapporto funziona in entrambi i sensi, e la lotta alla crescita demografica spesso va di pari passo con la lotta alla povertà - attraverso l’educazione, la salute e il miglioramento di status delle donne. Abbiamo imparato con l’esperienza che un minor tasso di crescita della popolazione permette alle risorse di essere dirette altrove, per esempio per costruire scuole. O per creare maggiori possibilità di impiego. Una popolazione in rapida crescita probabilmente supererà il numero di lavori disponibili. Nei Paesi poveri con popolazioni in rapido aumento, ogni anno devono essere creati 40 milioni di posti di lavoro. Come risultato, 800 milioni di persone in questi paesi sono disoccupati o sotto-occupati - più dell’intera forza lavoro del mondo industrializzato. Il nesso tra status femminile e crescita demografica è forte, diretto ed risulta provato. Semplicemente, incrementare il potere delle donne, insieme all’educazione, all’informazione e all’accesso a un’ampia gamma di opportunità, è il modo più efficace per ridurre l’aumento della popolazione e migliorare la qualità della vita delle famiglie e della società. In tutto il mondo le donne istruite scelgono di avere famiglie più piccole. Una ragione è che l’educazione procura alle donne occasioni lavorative, il che spesso procrastina l’età alla quale esse si sposano o hanno figli. Le donne istruite sono anche più capaci di trattare con i loro partner in merito ai rapporti sessuali e alle decisioni sulla contraccezione e sulla procreazione. Sono capaci di ottenere e valutare le informazioni sulla salute, la prevenzione delle malattie e l’alimentazione, e perciò hanno bambini più sani. Tuttavia, nell’educazione persiste un divario di genere. Per esempio, il 60% dei bambini che non hanno accesso all’istruzione sono femmine. Due terzi degli 880 milioni di analfabeti adulti sono donne. Piuttosto di frequente, la gravidanza stessa impedisce alle ragazze di rimanere a scuola. Le studentesse che rimangono incinte spesso abbandonano la scuola o ne sono espulse. Nel solo Kenya, si calcola che 10.000 ragazze all’anno lasciano la scuola a causa della gravidanza. Altre ragazze possono dover abbandonare la scuola per aiutare a casa le proprie madri a seguire la nascita di un altro fratellino. Esistono programmi in ogni parte del mondo, peraltro, che stanno aiutando le ragazze a colmare il divario educativo. Una cura inadeguata della “salute riproduttiva” dà luogo a un più alto tasso di gravidanze indesiderate, aborti non sicuri, e decessi prevenibili di gestanti e neonati. Circa 80 milioni di gravidanze all’anno - un terzo del numero complessivo delle gravidanze - si crede che siano precoci e involontarie. Nella Repubblica Domenicana la gravidanza è la causa principale di morte per le donne tra i 15 e i 19 anni. Quasi una ragazza su quattro in questo gruppo di età è incinta o ha già partorito. Esistono pochi servizi per la salute riproduttiva per i giovani nelle aree circostanti le grandi città, dove vive il 64% della popolazione. Di conseguenza, varie organizzazioni domenicane stanno educando gli adolescenti a svolgere la funzione di “consulenti alla pari” per i problemi sessuali e di salute riproduttiva. In soli due anni il progetto ha formato 9000 giovani. D’altro canto, la domanda non appagata di contraccettivi sta crescendo. Ci sono sempre più donne - e uomini - in ogni parte del globo che vorrebbero scegliere il numero di figli da avere, ma a cui manca l’accesso ai servizi di pianificazione familiare. Nel 2015 si prevede che la necessità di contraccettivi nei paesi in via di sviluppo crescerà di oltre il 40%. Finché l’ampia gamma di servizi per la pianificazione familiare non sarà resa disponibile a tutti coloro che la desiderano, l’obiettivo della stabilizzazione demografica non potrà mai essere realizzato. Il legame tra popolazione e potere di scelta delle donne e degli uomini è stretto. Il nesso tra popolazione e ambiente è complesso e dipende da circostanze specifiche. Da una parte, le nazioni povere con una crescita demografica più rapida fronteggiano gravi sfide ambientali, soprattutto il degrado del suolo e dell’acqua. D’altra parte i Paesi ricchi, benché crescano in misura molto ridotta, hanno un impatto sproporzionato sull’ambiente dovuto al loro uso energetico e alle abitudini di consumo. L’impatto localizzato della crescita demografica sull’ambiente è spesso più visibile. Per esempio la rapida crescita della popolazione nelle grandi città lungo la costa occidentale dell’Africa sta incrementando la domanda di legna da ardere e pesce, portando alla distruzione delle paludi di mangrovia. Poiché i poveri spesso dipendono direttamente dalle risorse naturali per sopravvivere, la pressione demografica solitamente conduce a uno sfruttamento eccessivo delle risorse. Ma, anche all’interno dei paesi in via di sviluppo, i gruppi con un reddito più elevato consumano più energia e producono più rifiuti dei poveri. In Pakistan le famiglie ad alto reddito spendono in benzina 30 volte di più delle famiglie a basso reddito, benché quelle a basso reddito impieghino molto più tempo ed energie per acquisirlo. Vi è un consenso crescente sul fatto che solo un approccio integrato ai problemi della povertà, del consumismo, del degrado ambientale può provocare un cambiamento positivo e sostenibile. Centrale in tale consenso è riconoscere che occorre stabilizzare la popolazione. |