RISCALDAMENTO GLOBALE E POPOLAZIONE Marian Starkey, direttore della comunicazione di Population Connection, risponde alle domande più frequenti sui nessi tra cambiamento climatico e stabilizzazione demografica Qual è il collegamento tra popolazione e cambiamento climatico? La tavola rotonda intergovernativa dell’Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc) ha dichiarato, nei suoi rapporti più recenti, che la fonte antropogenica (o umana) di emissioni di gas-serra è la maggiore su scala mondiale. I gas-serra favoriscono il riscaldamento globale. Una popolazione in rapida crescita è causa di un riscaldamento più accelerato, rispetto ad una popolazione che si stabilizza. [...] Qual è, nei paesi industrializzati, il rapporto di cui si è detto? Negli Stati Uniti, la popolazione e le emissioni di biossido di carbonio sono entrambe aumentate esattamente del 18% dal 1990. Poiché le persone producono una parte rilevante dei gas-serra che causano il riscaldamento globale, più persone producono più emissioni. E nei paesi in via di sviluppo? La cosa diventa un po’ più complicata nei paesi in via di sviluppo, che hanno anche alti tassi di fertilità. Nel terzo mondo le persone contribuiscono alle emissioni di gas-serra principalmente attraverso la deforestazione; essa è responsabile di circa il 20% delle emissioni globali. Nelle prossime 24 ore, la deforestazione rilascerà nell’atmosfera tanta CO² quanto 8 milioni di persone che volano da Londra a New York. Quando una popolazione eccede la propria disponibilità di cibo, le foreste vengono abbattute per ottenere terreno agricolo e legna da ardere. [...] In Africa e parte dell’America Latina, la crescita demografica è direttamente responsabile della deforestazione, poiché i contadini praticano un’agricoltura di sussistenza con la tecnica del “taglia e brucia” e fanno pascolare troppi animali. La stabilizzazione demografica può essere parte della soluzione per il riscaldamento globale? Quando le donne possono scegliere quanti bambini avere, scelgono in modo costante famiglie più piccole. Ogni paese industrializzato ha completato la transizione demografica, che conduce da alti tassi di natalità e mortalità a bassi tassi di natalità e mortalità. I paesi in via di sviluppo, invece, si trovano nel mezzo della transizione, con tassi di natalità alti e tassi di mortalità decrescenti. Nei paesi dove le risorse sono scarse, è fondamentale avere famiglie ristrette. Queste possono ridurre le dimensioni della comunità e, di fatto, rallentare la deforestazione. E’ ugualmente importante affrontare la crescita demografica nei paesi ricchi; dove i consumi sono elevati è essenziale che ogni nascita sia voluta. Secondo gli attuali dati sulle emissioni di anidride carbonica pro capite, se nel 2050 si realizzasse la proiezione demografica Onu più bassa, anziché quella più alta, si eviterebbe di immettere nell’atmosfera 2,69 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Attualmente, le emissioni si quantificano in 7 miliardi di tonnellate. E’ un processo molto costoso? No! allo scopo di raggiungere gli obbiettivi della Conferenza internazione sul Popolazione e Sviluppo del 1994 (del Cairo), gli Stati Uniti dovrebbero contribuire con 1,2 miliardi di dollari, in aggiunta ai 1,8 miliardi $ che già danno. Il che ammonta a 4 dollari per Americano ogni anno, un prezzo esiguo da pagare per migliorare la salute di donne, bambini e famiglie in tutto il mondo, e per i benefici in termini di sicurezza e ambiente che ne seguirebbero. [...] Non ci vorrebbe un tempo molto lungo? Lo slancio demografico farà sì che la popolazione mondiale continui a crescere per un certo tempo dopo che i livelli di fertilità sono calati, ma le attitudini e i comportamenti possono cambiare in modo relativamente veloce. In Brasile, per esempio, il tasso di fertilità totale è crollato da 6,15 figli per donna nel 1950, a 2,35 nel 2005. Le Mauritius nello stesso periodo sono passate da 6,27 a 1,91. Il Messico è passato da 6,7 a 2,4. Si tratta di una diminuzione radicale della fertilità, ottenuta tramite gli strumenti, semplici ed economici, dell’educazione e dell’accesso alla pianificazione familiare. Man mano che le nazioni si industrializzano e decresce la mortalità infantile, viene meno il desiderio di avere famiglie numerose. La nostra missione, come paese benefattore, dovrebbe essere di migliorare complessivamente i servizi sanitari pubblici nei paesi poveri e assicurare la contraccezione a chiunque la voglia. [...] Le persone vogliono veramente avere accesso alla pianificazione familiare? Sì. Il termine “bisogno non soddisfatto”, riferito alla contraccezione, definisce una donna in età riproduttiva e sessualmente attiva, che non vuole rimanere incinta nei prossimi due anni, ma non utilizza un metodo contraccettivo moderno. Ci sono attualmente oltre 200 milioni di donne nel mondo sottosviluppato in questa situazione. Queste donne non hanno bisogno di essere convinte ad avere famiglie più ristrette - già le vogliono. In Etiopia, dove si prevede che la deforestazione distruggerà tutte le foreste in meno di 20 anni, circa il 36% delle donne hanno espresso il desiderio di avere accesso ai contraccettivi, e il 10% delle donne non ha neppure mai sentito parlare di controllo delle nascite. I paesi dell’Africa occidentale hanno un livello di bisogno non soddisfatto tra i più alti nel mondo, con un 30% di donne sposate nel Benin che esprimono il desiderio di controllare le nascite. Il Nepal è stato disboscato ampiamente per ottenere terra coltivabile e legna, ed è rimasto solo il 29% delle foreste, mentre il bisogno non soddisfatto riguarda il 28% delle donne. Assicurare la contraccezione alle coppe è efficace nel ridurre i tassi di fertilità? Attualmente, circa 500 milioni di donne nei paesi in via di sviluppo beneficiano di programmi per la pianificazione familiare. Ciò previene 187 milioni di gravidanze indesiderate ogni anno. Fornire contraccettivi ai 200 milioni di ulteriori donne che vogliono la pianificazione familiare eviterebbe altri 52 milioni di gravidanze indesiderate. Non ci sono ostacoli culturali e religiosi? Ci sono sempre ostacoli al progresso. Cultura e religione possono rappresentare sfide per l’efficacia dei programmi di pianificazione familiare, ma ci sono molti paesi alquanto religiosi che hanno riscosso un enorme successo nel ridurre i tassi di fertilità. In Iran, uno stato rigidamente islamico, il tasso di fertilità è sceso da 7,0 nel 1950 a 2,12 nel 2005. Più che la religione, l’economia sembra giocare un ruolo importante nelle tendenze riproduttive. Il governo iraniano incoraggia il lavoro femminile e offre contraccettivi gratuiti. Tali cambiamenti furono attuati in risposta alla rapida crescita demografica, che stava intralciando lo sviluppo a livello nazionale. In Spagna, un paese largamente cattolico, il tasso di fertilità è diminuito da 2,57 nel 1950 a 1,29 nel 2005. L’Italia cattolica è passata da 2,32 a 1,29. In tutti questi paesi la religione è un aspetto importante della vita, ma le considerazioni economiche e la ricerca di obbiettivi fuori dalla maternità sono evidentemente più importanti. [...] |