PUOI RISPARMIARE UNA SPECIE?
                            


Dovrebbe essere chiaro che c’è una connessione tra la popolazione umana e l’estinzione degli altri esseri viventi. Questo tacito assunto pervade la letteratura scientifica e popolare sulla protezione della natura, e tuttavia relativamente poco è stato scritto su come la nostra crescita demografica inevitabilmente conduce alla riduzione delle creature sulla Terra.

Con questo scopo, mi propongo di descrivere l’ascesa delle popolazioni dei nostri progenitori in relazione al declino della biodiversità globale - la somma delle piante, degli animali e anche dei microrganismi. Ne viene fuori che noi abbiamo prodotto effetti dannosi sulle altre specie per circa 2 milioni di anni. La crescita della popolazione umana continua tuttora a influenzare la biodiversità in modo profondo. Lo scenario globale che ne emerge mi ha spinto a scrivere un libro, “Sparing Nature” (“La natura avara”).

Le mie ampie ricerche accademiche in paleoantropologia mi hanno aiutato a porre i dilemmi attuali in prospettiva. Si può osservare una tendenza generale al declino della biodiversità dei mammiferi, che cominciò molto tempo fa con i successi riproduttivi dei nostri primi progenitori in Africa. Quando gli umani si diffusero nei nuovi continenti, si avviò un chiaro ordine di effetti ambientali: mammiferi grandi e piccoli vedevano i loro ultimi giorni. Anche quando i nostri progenitori disponevano soltanto della tecnologia più primitiva, e facevano affidamento su una ricerca intraprendente del cibo, la vita come il pianeta la conosceva veniva lentamente sopraffatta in conseguenza dell’espansione umana.

L’estinzione degli altri animali è accelerata nel corso degli ultimi 10.000 anni, mentre agricoltura ed espansione umana andavano di pari passo. In modo piuttosto strano, la salute e longevità media dei primi agricoltori declinò. Quindi, non fu solo la rivoluzione agricola che catapultò la nostra specie a numeri mai visti. Fu la valanga della crescita esponenziale che ci ha spinto avanti - uno spettro che ci perseguita tuttora. Nel frattempo, quando ci impadronimmo delle terre e selezionammo una serie limitata di piante e animali addomesticati, un numero ancora maggiore di forme di vita fu messa da parte. Il nostro grande successo nel superare i ristretti limiti della natura - controllando la produzione del nostro cibo - non avvenne senza che la natura stessa ne pagasse un prezzo.

Oggi il nostro pianeta non solo affronta la possibilità di una sesta estinzione di massa - come quella che uccise la maggior parte dei dinosauri 65 milioni di anni fa - ma ciò avviene per una nuova causa. Non abbiamo più bisogno di bombardamenti extraterrestri di asteroidi per spiegare la scomparsa di specie innumerevoli. La maggior parte delle estinzioni può essere sensatamente attribuita all’espansione e alle abitudini di una sola specie vittoriosa: l’Homo sapiens.

Perché questo è importante? Noi abbiamo bisogno delle altre specie per mantenere un ambiente globale salutare. L’agricoltura ci può dare il cibo, ma il resto della natura ci dà l’atmosfera, il clima, il suolo e tutti i fattori per un pianeta sostenibile. La perdita di troppa biodiversità indebolisce l’ecosistema, a volte fino al punto del collasso. Questo a sua volta ci lascia a rischio di cadere in un territorio ecologico inesplorato, mettendo in questione la nostra stessa sopravvivenza.

Si può sostenere che dobbiamo fermare la crescita demografica umana, e probabilmente ridurre il nostro numero, se vogliamo un pianeta sostenibile con ecosistemi funzionali. Un argomento alternativo è che se viviamo in modo più responsabile, anche se in numero maggiore, ci sarebbe abbastanza spazio vitale per altre specie, a condizione che prendiamo adeguate misure per la loro conservazione. Sempre di più, gli scienziati hanno dovuto riconoscere che stiamo raggiungendo - o abbiamo raggiunto - i nostri limiti in quanto a popolazione, indipendentemente da come viviamo. Per alcuni studiosi ciò si riduce a una scelta di priorità: misure di conservazione o controllo della popolazione?
Lo scopo del mio libro è di mostrare che queste priorità sono in realtà una cosa sola. Senza un’etica e un comportamento diretti alla conservazione, la biodiversità della Terra affronta un grave pericolo. D’altra parte - e questa è la sostanza del mio argomento - senza ridurre la crescita della popolazione umana, tutti gli sforzi di conservazione si risolveranno in niente. Abbiamo migliaia, anzi milioni, di anni di osservazione per sostenere la tesi che la nostra crescita continuerà a peggiorare una situazione già terribile, anche se vivessimo come i nostri intraprendenti progenitori.

L’incredibile dimensione della popolazione umana di oggi, senza precedenti tra i mammiferi, ha pesanti implicazioni ecologiche. Io e i miei colleghi abbiamo recentemente compilato un database globale per verificare gli effetti dell’attuale densità demografica sulla biodiversità. Abbiamo dimostrato che, una volta che si è dato conto delle dimensioni e della natura di un Paese, la popolazione umana è il fattore più fortemente correlato alla proporzione di specie di mammiferi e uccelli minacciate. Il nostro modello matematico spiega l’87% della variabilità delle specie minacciate per nazione. Data la complessità intrinseca sia dei sistemi ecologici sia delle dinamiche umane, si tratta di un’alta percentuale di prevedibilità: essa indica nella densità demografica umana una componente sostanziale della responsabilità per la minaccia alle specie.
Abbiamo portato oltre l’analisi e proiettato il modello matematico nel futuro, sulla base delle proiezioni del U.S. Census Bureau per ogni nazione. A parità di tutto il resto, un Paese in media si deve aspettare un 14% di aumento nel numero delle specie in pericolo per il 2050 - soltanto per effetto dell’aumento della popolazione.

Sono il primo ad ammettere che i modelli matematici non coprono la complessità dei sistemi ecologici o dell’impegno umano. Ma lo scopo di fare predizioni scientiche non è di vederle confermate nei decenni seguenti. Piuttosto, è di fornire la conoscenza in base alla quale prendiamo decisioni fondate. Per analogia, se un’azienda prevede una spirale discendente basata su tendenze del mercato, non è che semplicemente si siede e attende la bancarotta. I dirigenti devono usare i dati per modificare il corso delle azioni e ricavarne degli utili.

Affinché la vita prosperi sulla Terra, i suoi dirigenti - la popolazione umana - devono prendere alcune decisioni difficili. Tutti abbiamo investito nella produttività degli ecosistemi naturali. Ma la Terra è come un’azienda con troppi dirigenti superpagati senza abbastanza lavoratori per produrre un risultato di profitto. Chiudere un occhio, manipolare i numeri, o applicare espedienti-tampone non costituiscono soluzioni adeguate. L’azienda deve subire una ristrutturazione.

La migliore e più efficace misura di conservazione per salvare la biodiversità della Terra è di fermare la crescita della popolazione umana, e forse di ridurre il nostro numero. E’ ora il tempo per ristabilire l’equilibrio. Anche secondo le stime più ottimistiche, ogni giorno vanno perdute almeno 21 specie - per sempre. Ogni perdita potenzialmente innesca una cascata di effetti sull’ambiente nel quale ogni pianta o animale giocano un ruolo fondamentale. Presto o tardi, le estinzioni toccheranno gli elementi della natura dai quali dipendiamo.

Gli sforzi di Population Connection, e degli attivisti ovunque, non solo influenzano la qualità della vita umana, ma sono decisivi per l’esistenza stessa di molte specie grandi e piccole. L’azione, o l’inerzia, sulla sovrappopolazione avrà conseguenze per migliaia di anni.
J.K. McKee


RETE GEOPOP
popolazione e ambiente in equilibrio
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